Tre rotori per la Regia Marina

Un racconto breve. A short story in Italian.

Nave_da_battaglia_Vittorio_Veneto-_Capo_MatapanL’improvviso attacco albionico cielacqueo rimbombava la nave. Ricciocannonuta, aveva scacciato al primo giro le zanzare idrovolanti, ma sotto la morbida pancia era esposta, e puntuale un idrotorpedo la trafisse; gli italiani iniziarono a morire.

***

La sera prima Merolle aveva avuto l’onore di cenare con il capitano dell’incrociatore pesante. Era addetto marconista e alla codificazione dei messaggi. Il capitano l’aveva invitato perché incuriosito dalla macchina codificatrice. Cena in cabina, segretezza e non incitare gelosie gerarchiche: Merolle era solo tenente dell’esercito, imbarcato per questa missione. Aveva spiegato che la macchina Enigma C38 Hagelin generava messaggi che solo Supermarina poteva decifrare, possedendo la stessa macchina e stessa disposizione iniziale dei rotori. Un’intera vita umana non sarebbe bastata a decifrare un singolo messaggio: gli mostrò come calcolare il numero indicibile di combinazioni possibili, l’elettromeccanica cambiava chiave a ogni pressione di lettera, vanificando la ricerca di ripetizioni; usava metafore per illustrare la varietà combinatoria, che in realtà il capitano capiva nei dettagli. Merolle lasciò esaltato la cena e la cabina, immaginando il momento in cui avrebbero sorpreso i lenti mercantili inglesi.

Al risveglio del capitano l’ufficiale in seconda chiese di essere ricevuto; comunicò di aver sorpreso il tenente Merolle nella notte in sala marconisti fuori turno, questi si era giustificato sostenendo di essere in gara di velocità di decrittazione con il ricevitore di Supermarina, l’ufficiale aveva rimandato Merolle in cabina. Il capitano ordinò al vice di non procedere né con punizioni né con indagini, il tenente era semplicemente un appassionato.

***

Ora altri aerei li mitragliavano in coperta, e si intravedevano navi inglesi.

La nave era ben corazzata, in violazione italo-tedesca del patto di Washington, ma i pesanti cannoni erano inutili per la contraerea, lenti. Urlava il panico tra quelli che erano soldati e non più; rimanevano degni i pochi nell’intorno del capitano, che osservava torcendosi binocoluto, senza impartire più ordini; il nemico doveva sapere per tempo dove erano diretti. Collegò i fatti.

Merolle aveva escluso dal possibile quel che accadeva ogni minuto: il grande orecchio inglese leggeva facilmente i messaggi italiani, codificati da soli tre rotori; tutti decrittografati in pochi minuti da matematici umani e combinatori elettromossi, segretamente riuniti nella campagna a nord di Londra. I comandanti italiani non erano neanche capaci di immaginarlo.

Impassibile, scese in sala marconisti, c’era Merolle seduto, inutile, spaventato.

Il capitano parlava basso, tra i denti: “Come hanno saputo la nostra destinazione? L’ordine l’abbiamo letto solo noi due. Solo tu hai accesso alla radio e alla codifica. E come mi hai spiegato, nessuno può intercettare e leggere i messaggi, tra noi e Supermarina”. Impugnava già la Glisenti, lo inquadrò nel cerchio dei nove millimetri. Sparò all’innocente, poi alla radio. Merolle morì lacrimando.

Il capitano prese i codici e i tre rotori della macchina codificatrice, li portò in coperta, li buttò in mare uno alla volta, rendere impossibile il recupero nemico. I marinai superstiti si affannavano alle scialuppe, una parte della nave bruciava; il biplano ricognitore a prora era uscito dalle guide per un’esplosione, stava sbieco e ignorato, simbolo della peggiore sconfitta.

Il capitano non si guardava intorno, nessuno si avvicinava. Appoggiato al parapetto, fumando, affogò borbottando maledizioni in genovese, il dialetto che aveva perso entrando in marina. I marinai sulle scialuppe furono salvati dal perfido nemico.

Note

Il racconto è fantastico ma intessuto di dettagli reali. L’ambientazione è la “battaglia” di Capo Matapan, dove gli inglesi fecero libero tiro a segno sulle mal comandate navi italiane; i pochi marinai superstiti furono quasi tutti salvati dagli inglesi stessi, la marina italiana ritardò persino nei soccorsi.

La macchina codificatrice era usata realmente dalla Regia Marina Italiana, e realmente intercettata e decrittata dagli inglesi (Alan Turing & co.) di Bletchley Park.

La Glisenti era la pistola d’ordinanza degli ufficiali di tutto l’esercito. Supermarina era il comando superiore della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale.

E’ noto che almeno un comandante delle navi affondate a Capo Matapan decise volontariamente di rimanere sulla sua nave che affondava.

Comments
2 Responses to “Tre rotori per la Regia Marina”
  1. pinutz says:

    The story includes a clear vein of humor, but I think you might like a dramatic audio version 🙂

    [audio src="http://dl.getdropbox.com/u/1492999/RegiaMarina.mp3" /]

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